10/12/2009 - Super Gira. Salieri: "Ci divertiamo a stupire"
 

DIECI VITTORIE in dodici gare. Poche per capire se il Gira, dopo tanti anni, ritroverà i playoff. Abbastanza per definire eccezionale il cammino dei «girini». Una squadra che schiera ben sette under, tre in più del tetto fissato. L’artefice di questo miracolo è Stefano Salieri, il coach che divide volentieri onori e gloria con i suoi compagni di viaggio.

Salieri, spieghi il miracolo Gira?

«Senza tanti giri di parole dico che il merito è dei miei ragazzi. In campo ci vanno loro. E sono loro gli artefici dei nostri successi, perché ci mettono, tutti i giorni, impegno, sudore e fatica».

Si aspettava una percentuale di successi così alta?

«Vincerne dieci no. Però ero certo di fare meno. Abbiamo costruito, anzi, riscoperto un gruppo dalle grandi potenzialità. Di volta in volta valorizziamo i singoli. Siamo partiti con grande entusiasmo e la base è stata questa poi, gara dopo gara, s’è formato il carattere».

Siete una squadra che non si arrende mai.

«Sono i momenti di difficoltà che svelano il valore di una squadra. Ogni volta che c’è stato un problema il gruppo ha risposto. Qualche volta abbiamo perso, perà ogni volta siamo usciti potenziati».

Qual è il vostro segreto?

«Conosciamo bene i nostri limiti. Cerchiamo di nasconderli, tentando di esaltare le doti positive. Sappiamo per primi che, se smetteremo di correre, diventeremo prevedibili e, per questo, più facilmente battibili».

Vogliamo fare qualche nome in particolare?

«Magari sarò scontato, ma è proprio così: il vero volto del Gira è il gruppo. Nei nostri risultati c’è anche il sacrificio di chi magari gioca meno, ma in allenamento si fa in quattro perché la tensione e l’intensità siano sempre quelle giuste».

Paura che il giocattolo si rompa?

«No, la paura semmai è un’altra, la stanchezza. Abbiamo dimostrato di poter fare a meno di qualche ingranaggio, di tanto in tanto, trovando altre risorse. Ma siamo pochi, c’è tutto un girone di ritorno ancora da giocare. E domenica c’è una dura trasferta a Trieste».

E’ per questo che ha bandito la parola playoff?

«Non lo dico per scaramanzia, ma per esperienza. E poi lo stesso Gira, ma non solo lui, è rimasto scottato pochi mesi fa. Gli obiettivi si cominciano a dichiarare a fine gennaio. Qua basta poco per salire o scendere nella classifica. Soprattutto per un gruppo giovane come il nostro. Godiamoci il momento, allora, ma...».

Dica.

«Godiamoci il momento ma guardiamo avanti. Se ci fermiamo a contemplarci allo specchio perderemmo aggressività e, con questa, la nostra identità».

Miracolo Gira: lei si sente l’artefice?

«Il Gira c’era anche prima di me. Posso dire che, personalmente, sto vivendo uno dei momenti più alti della mia carriera. Ma se questo gruppo giovane va lo si deve a chi, come Stefano Dall’Ara e Mario Martini, ha lavorato per costruire il gruppo. Avendo il coraggio di imboccare la strada di una squadra giovane e futuribile. E poi...».

E poi?

«Ho uno staff di prim’ordine che vale più dell’acquisto di un grande giocatore. Dal dottor Tommaso Cuzzani al fisioterapista Giacomo Borsari al preparatore atletico Roberta Franchi: sono tutti dei professionisti eccezionali».

Alessandro Gallo

Dal Resto del Carlino Bologna

 

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